1 settembre 2019 – Hogwarts Express

“Quando i signori Dursley si svegliarono, la mattina di quel martedì grigio e nuvoloso in cui inizia la nostra storia, nel cielo coperto non c’era nulla che facesse presagire le cose strane e misteriose che di lì a poco sarebbero accadute in tutto il paese.”

Così inizia la mia storia preferita, il racconto a cui sono più affezionata. Ogni anno, come tantissime altre persone nel mondo, mi sveglio la mattina del primo settembre sperando che la monotonia di una giornata post vacanze si tramuti in stupefacenti avvenimenti.

Alcuni dicono solo per scherzo -Sto aspettando il gufo con la mia lettera per Hogwarts-, altri non dico che ci credano davvero ma come me ci sperano un po’ di più. La saga di Harry Potter è stata per molti ancora di salvezza e via di fuga in momenti e periodi brutti della nostra vita da babbani, e cose c’è di male allora a sperare che qualcosa di tutto ciò sia vero. Ho sottolineato due parole nel testo citato qui sopra per fare attenzione assieme a voi ad un piccolo dettaglio: J.K.Rowling non scrive infatti “la storia di Harry Potter” o “la storia del maghetto”, ma scrive la nostra storia, quella di tutti noi che abbiamo letto quelle pagine, e vissuto in quel castello febbricitanti di emozioni mai più ritrovate in altro. Non possiamo entrare nella testa della scrittrice e sapere cosa ha pensato e provato la prima volta in cui seduta nel vagone di un treno ha preso forma nella sua mente Harry Potter, ma sappiamo perfettamente tutti che Harry ha salvato prima lei dalla situazione di vita in cui si trovava e in seguito tutti coloro cha hanno letto i libri. So perfettamente che alcuni hanno letto la saga per ciò che semplicemente è, dei libri per bambini ben scritti e ricchi di magia; ci sono persone come me però che leggendo si saranno detti -Harry non ha salvato solo il mondo magico, ma ha salvato anche me!- .

Credo siano davvero pochi i libri, nella vita di un lettore, in grado di cambiare drasticamente la vita di questi.

Non posso parlare per tutti ma voglio raccontarvi di me. Avevo quindici anni quando lessi la saga la prima volta, avevo già visto tutti i film che i miei genitori mi avevano fatto guardare quando ero piccola man mano che uscivano. Non so perché non avessi letto i libri prima, ma quell’estate, più o meno intorno al compleanno di Harry decisi che era arrivato il momento giusto. Avevo da poco iniziato a portare il busto correttivo per la schiena, ed essendo molto pesante e ingombrante passavo le ore sdraiata a letto, e per me che ero una piccola ballerina perennemente agitata che amava l’estate, il sole e il caldo, stare ferma a letto era un’agonia. Non bastavano già tutti i problemi che avevo con l’ansia e gli attacchi di panico, dovevo sentirmi soffocare anche in quella specie di gabbia in cui ero stata rinchiusa. Mettermi a leggere fu la cosa migliore da fare, potevo viaggiare, correre, volare, fare magie, tutto stando ferma in quel cavolo di letto. La mia grande immaginazione mi aiutò molto ad entrare il più possibile nella storia e isolarmi da tutto il resto. E così quell’anno le vacanze non furono tanto brutte quanto quelle precedenti e quelle successive.

Come molti ragazzi appassionati al mondo di Harry Potter anche io scrissi diverse storie che mi vedevano protagonista ad Hogwarst, una particolarmente lunga che racchiudeva le vicende di due interi anni scolastici che scrissi con la mia migliore amica. Ora non ho lo spazio e voi non avrete sicuramente la voglia e il tempo di leggere i miei film mentali, ma vorrei portarvene comunque un pezzettino: il giorno in questione era quello che sarebbe stato il primo giorno del mio sesto anno ad Hogwarts……

1 settembre 2014

Come ogni anno, da sei anni a questa parte, mi sono ritrovata a dover salire sull’Hogwarts Express per andare nel luogo più bello del mondo. Nel momento in cui attraversi la barriera del binario 9 e ¾  è come se si aprissero le porte di un mondo dorato, come se tutto quello che hai conosciuto fino a quel momento si fosse dissolto e tutto ciò che rimane è un castello incantato; non importa che io arrivi da una famiglia di maghi e che casa mia sia piena di oggetti magici, Hogwarts è tutta un’altra cosa, è il desiderio di tutte le vite che un uomo può avere che si avvera.

Alle undici meno cinque ero sul treno, seduta in uno scompartimento vuoto. Mio fratello era salito sul treno con me ma mi aveva abbandonata in fretta, i miei amici sarebbero arrivati da un momento all’altro, ma nel frattempo potevo ammirare dal finestrino la folla di persone, genitori e studenti, ancora sulla banchina. Alcune persone erano vestite con abiti babbani e stonavano in mezzo a tanti mantelli e cappelli a punta, per non parlare dei trolley firmati affianco a vecchie valige di pelle tenute insieme un po per magia e un po per volontà divina. Se mi sporgevo dal finestrino aperto potevo vedere davanti alla locomotiva del treno la luce del sole fuori dalla stazione.

Le undici. Un ultimo sguardo alla gente, i miei genitori erano già andati via, il treno partì con un fischio accompagnato dal cigolio delle catene contro le ruote. Passò una buona mezzoretta prima che qualcuno mi raggiungesse, forse i miei amici non mi trovavano nell’enorme treno, o forse erano occupati, o magari conoscendomi volevano lasciarmi qualche attimo per assaporare il piacere di viaggiare e ammirare il paesaggio. Appena fuori dalla stazione si poteva ancora vedere gran parte della Londra babbana, ovviamente il vecchio treno a vapore passava inosservato: agli occhi di tutti poteva sembrare per via degli incantesimi un treno qualsiasi, e il fumo che produceva poteva passare per il fumo prodotto da un qualche guasto tecnico. Servono solo quattro minuti prima che Londra scompaia lasciando spazio a campagne di grano e campi di girasoli, come ho detto, un mondo dorato. Il cielo quel giorno era di un azzurro spettrale, di quanto è troppo intenso e ti chiedi se sia finto o se non sia solo coperto da nuvole che non possiamo vedere, di quelle che si perdono nell’orizzonte quando sta per arrivare brutto tempo.

[…]

Il treno si fermo con un fischio e quando misi il piede sul primo gradino della banchina di Hogsmead il fumo della locomotiva spostato dal forte vento di quella sera mi arrivò in faccia annebbiandomi la vista, quando riemersi dall’altro lato della cortina di fumo potei finalmente vedere Hogwarts. Il castello si ergeva impetuoso sulla rupe oltre il lago, le torri più alte sfioravano il cielo perdendosi nel suo buio, le luci illuminavano le vetrate del castello come tanti occhi di un enorme mostro da cui ci saremo fatti mangiare vivi molto volentieri. Il Lago Nero proiettava l’immagine riflessa del castello, le sue acque torbide erano rese ancora più peste dalla notte ed erano frastagliate dal vento. Mi persi per un attimo, o forse per tutta la vita a osservare quella meraviglia, era una magia così potente che ne ero sicura sarebbe resistita a qualsiasi catastrofe.

Non vi ho riportato la parte con i veri e proprio avvenimenti e i vari personaggi, ma solo quella più descrittiva; non volevo mettervi troppa curiosità e neanche svelarvi tutti i miei segreti, anche se ho sempre creduto che sarebbe una storia molto divertente da leggere per chiunque.

-Lettrice di sogni

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